La tradizione del presepe. Il patrimonio culturale immateriale
Il percorso verso il riconoscimento come patrimonio culturale dell'UNESCO
Esistono alcuni criteri a tal proposito: l’allestimento annuale del presepe è simile a un rituale, ma anche a un atto di comunione. Spesso questo rituale è accompagnato da una preghiera comune. Allo stesso tempo, si tratta di preservare un patrimonio artistico di grande valore, il che comprende anche la manutenzione e il restauro delle figure, del monte e dello sfondo.
Non meno importante è il momento di aggregazione tra le persone, il Krippeleschau´gn. La convivenza nelle chiese e nelle case private, lo scambio reciproco tra gli amanti dei presepi. Sempre più persone realizzano il proprio presepe su misura; il presepe è ormai entrato da tempo in quasi tutte le case e rappresenta spesso il fulcro delle celebrazioni natalizie in famiglia. I corsi di costruzione di presepi sono spesso al completo con mesi o addirittura anni di anticipo.
La Riforma e la secolarizzazione rafforzano la tradizione del presepe
Con la Riforma (1517) molte cose furono distrutte o andarono perdute. I presepi più antichi di cui si abbia notizia risalgono all’epoca di San Francesco (XII secolo). Anche la Guerra dei Trent’anni fece la sua parte. Il fatto che solo le persone privilegiate sapessero leggere e scrivere, ma anche la perdita della conoscenza della Bibbia, portò, con la Controriforma (1545-1563), soprattutto i gesuiti a impegnarsi per diffondere nuovamente tale conoscenza nell’ottica di una ricattolicizzazione. Anche la gioia di vivere barocca e una profonda devozione contribuirono a suscitare l’entusiasmo per il presepe o il «teatro natalizio».
La secolarizzazione avviata sotto Giuseppe II e le tendenze illuministiche del XVIII secolo bandirono nuovamente i presepi dalle chiese e dai monasteri. Molti presepi andarono nuovamente perduti o furono distrutti. Altri, invece, furono acquistati da ricchi cittadini e così salvati. La tradizione del presepe si spostò sempre più nelle case private, dove ancora oggi occupa un posto fondamentale nel periodo natalizio. Sempre più spesso le persone si recano nella Terra Promessa, mentre il presepe orientale fa sempre più il suo ingresso nelle case tirolesi. Ad esso si aggiungono artigiani, osti, musicisti, eremiti, soldati, bracconieri e minatori, che “trasferiscono” l’evento salvifico nel proprio ambiente. Tutto è e rimane una questione di denaro: vanno di moda i presepi di carta o di argilla, soprattutto le statuine più piccole, che costano meno e occupano meno spazio.
Speciale su Servus TV: La tradizione dei presepi e il loro restauro
Hall possiede, con il suo presepe MK (1609), il secondo presepe barocco più antico del Tirolo. Ed è l’unico presepe della regione dichiarato bene culturale (!) e, di conseguenza, è visitabile anche in inverno e durante il periodo natalizio: fino all’Epifania (6 gennaio) è possibile ammirare il presepe, che ora conta 19 figure, nella Cappella di San Francesco Saverio all’interno della Chiesa dei Gesuiti.
La troupe cinematografica guidata da Florian Guthknecht della Flowmotion di Monaco di Baviera si è recata a Hall in occasione di una trasmissione speciale dedicata al restauro del presepe. Il servizio (trasmesso nel programma “Servus am Abend”) si è concentrato soprattutto sul restauro delle preziose statuine. Michael Schretthauser, maestro pittore, doratore e restauratore di Innsbruck, si «occupa» del presepe già da decenni. Ha offerto uno sguardo all’interno del suo laboratorio e ha mostrato in diretta alla troupe televisiva come vengono ritoccate le dita ricolpite della statuetta dell’angelo blu. La pittura a barile sulle figure grezze, compresa la preparazione dei colori con uova fresche, nonché la doratura di singoli accessori con foglia d’oro e matita di agata, hanno illustrato in modo impressionante ciò che il repertorio di un restauratore ha da offrire. Al termine della presentazione, l’entusiasta trio di cineasti ha ricevuto un bicchierino di grappa forte per brindare, come prevede la tradizione tirolese. Gloria!
Allestimento e figure del presepe nella Chiesa dei Gesuiti
Il presepe nella chiesa dei Gesuiti è ora composto da 19 figure, senza contare le pecore e gli altri elementi decorativi: Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù, i Re Magi con i loro paggi, tre angeli, tre pastori, un sommo sacerdote e due chierichetti. Una novità è rappresentata da una scultura in bassorilievo realizzata da Manuel Schmid, uno scultore di Hall, che raffigura il bue e l’asino, i quali ora, nel vero senso della parola – seppur in ritardo – assumono un ruolo centrale nella scena del presepe e completano il mistero della salvezza.
La particolarità delle figure di Hall è che si tratta per lo più di bambole articolate in legno, quindi mobili. La testa di Maria è modellata in cera, mentre il Bambino Gesù è interamente in cera. La testa di Giuseppe era originariamente in cera, ma alla fine del XIX secolo cadde a terra e si ruppe. All’epoca (1889) fu sostituita con una copia in legno. Si dice, tra l’altro, che Maria e Giuseppe abbiano i lineamenti di Charitas Thaler e Hippolyt Guarinoni. Il famoso medico della collegiata di Hall era prefetto della Congregazione mariana dei signori e dei cittadini di Hall, che ancora oggi è proprietaria del meraviglioso presepe. L’amore dei due coniugi era grande. Purtroppo Charitas morì molto giovane dopo numerosi parti; aveva dato a Hippolyt otto figli (!). Alcune figure sono dotate di parrucche in capelli veri, come il Bambino Gesù, Giuseppe, un re, il sommo sacerdote e gli angeli. I paggi dei Tre Re, di statura molto minuta, sono un segno dell’ordine sociale gerarchico dell’epoca.
Nientemeno che il pittore di Hall Franz Xaver Fuchs (1868-1944) fu incaricato di realizzare lo sfondo del presepe: esso è stato realizzato su misura per adattarsi perfettamente alle dimensioni della Cappella di San Francesco Saverio. Fuchs deve aver sicuramente accolto con grande gioia questa commissione! Tanto più che il presepe si trova nella cappella dedicata a uno dei primi gesuiti e omonimo dell’artista.










